Dopo 20 anni – Mostra in Italia

In Italia è stato simbolicamente commemorato il ventesimo anniversario del bombardamento della Serbia e del Montenegro con una mostra fotografica realizzata con immagini scattate in quel periodo.

La mostra fu presentata per la prima volta nel 1999, pochi mesi dopo il bombardamento, e nel corso di vent’anni è stata esposta in numerose città italiane, scuole e associazioni. L’organizzatore è l’associazione umanitaria “Graditi budućnost” (Costruire il futuro), già nota come Comitato contro la guerra, composta in maggioranza da membri italiani.

Quest’anno la mostra è stata inaugurata solennemente il 24 marzo, durante l’Assemblea ordinaria dell’Unione dei Serbi in Italia, tenutasi presso la sede della comunità serba di Arzignano. In quell’occasione la professoressa Vera Novaković, autrice della mostra e presidente dell’associazione umanitaria “Graditi budućnost”, ha tenuto una conferenza sulle conseguenze del bombardamento, che perdurano ancora oggi, e sull’ingiustizia subita dal nostro popolo.

Nel periodo successivo la mostra ha toccato quasi tutti i punti didattici della Scuola serba integrativa “Sveti Sava” nella regione Veneto. Le insegnanti Jelena Jovanović e Ivana Marjanović hanno dedicato le lezioni a questo difficile periodo della storia serba; alcune lezioni sono state arricchite anche da testimonianze e racconti personali di genitori che durante il bombardamento si trovavano in Serbia.

L’associazione “Kruna” di Schio ha organizzato un programma commemorativo in occasione della mostra: gli alunni della scuola serba hanno letto testi sul bombardamento in lingua serba e italiana e cantato canti tradizionali dedicati al Kosovo e Metohija. Per la prima volta è stato inoltre proiettato il documentario “Moja priča” dell’autore Srđan Aleksić, che descrive in modo intenso le conseguenze dell’uso dell’uranio impoverito durante i bombardamenti.

Alla manifestazione hanno partecipato anche l’ambasciatore della Repubblica di Serbia a Roma Goran Aleksić, il console onorario della Repubblica di Serbia Loreta Baggio, il protoiereo Dalibor Đukić, rappresentanti delle autorità cittadine e il presidente dell’Unione dei Serbi in Italia Dušan Aleksić.

A Bassano del Grappa la mostra è rimasta aperta per una settimana presso i locali della parrocchia cattolica “Santa Trinità”, dove si è tenuta anche una conferenza. In tale occasione la giovane Anđela Nastić, membro dell’associazione “Sloga” ed ex alunna della scuola serba, ha presentato al pubblico italiano la sua tesina di maturità intitolata “Milosrdni anđeo”, mentre l’insegnante Jelena Jovanović ha tenuto una lezione agli alunni della Scuola serba integrativa “Sveti Sava” di Bassano.

A Vicenza la mostra è stata ospitata sia presso la Scuola serba integrativa sia negli spazi comunali per un periodo di dieci giorni, durante i quali numerosi cittadini italiani hanno avuto modo di visitarla. La domanda più frequente posta dai visitatori è stata se il nostro Paese abbia mai ricevuto un risarcimento per i danni collaterali e le ingiustizie subite. La mostra è stata presentata anche nell’ambito delle manifestazioni organizzate dalle associazioni “Sveti Sava” di Valdagno e “Sloga” di Vicenza.

Alla fine di maggio le fotografie sono state esposte per dieci giorni anche nella sala parrocchiale “Risto Škuljević” a Trieste. Su iniziativa delle associazioni “Pontes Mostovi” e “Vuk S. Karadžić”, in collaborazione con la Comunità ecclesiastica ortodossa serba, è stata organizzata una conferenza del professor Stefano Pilotto, dottore in Scienze politiche e profondo conoscitore della storia serba. Egli organizza ogni anno viaggi di studio in Kosovo e Metohija per i suoi studenti ed è membro del Comitato per la revoca del riconoscimento del cosiddetto Stato del Kosovo da parte degli italiani.

Alla conferenza erano presenti numerosi cittadini italiani, il console della Repubblica di Serbia a Trieste Nemanja Sekićki, il protoiereo-stavroforo Raško Radović e il presidente della comunità ecclesiastica Rade Milivojević.

All’inizio del suo intervento il professor Stefano Pilotto ha illustrato le origini della guerra del 1992, per poi soffermarsi sull’inizio dei bombardamenti da parte della NATO, che – ha sottolineato – non ebbero l’approvazione delle Nazioni Unite, unica organizzazione internazionale legittimata a prendere decisioni in materia di violazione dei diritti internazionali.

Ha definito il bombardamento dell’ex Jugoslavia un atto vergognoso, affermando di vergognarsi personalmente di tale operazione militare:

«Il bombardamento è durato 78 giorni. Migliaia di civili innocenti hanno perso la vita, una parte significativa del territorio è stata distrutta, così come scuole, ospedali e ponti sul Danubio, fondamentali per i collegamenti. Ci troviamo di fronte a questa triste realtà e al fatto che la NATO non è un’istituzione neutrale che opera per la pace e nell’interesse di entrambe le parti, come dimostrato in seguito dalla creazione del cosiddetto Stato del Kosovo, riconosciuto dagli Stati Uniti e da molti importanti Paesi europei. Questo non ha portato alla pace né ha aiutato le parti coinvolte, ma ha aggravato la situazione. Non sono stati considerati i fatti più profondi, non è stata rispettata la storia serba né il diritto ai santuari serbi presenti da secoli in quei territori; purtroppo si è continuato ad attribuire ogni colpa a questa nazione. Sono fatti evidenti che dovrebbero essere riconosciuti dagli intellettuali e dai giovani laureati in scienze politiche che si dedicano alla storia. Il Kosovo e Metohija rappresentano il luogo più importante per l’identità serba e per la fede ortodossa serba. Questa mostra e queste fotografie testimoniano quanto il popolo serbo abbia sofferto durante i bombardamenti, quanto non si sia arreso, quanto sia dignitoso, coraggioso e responsabile, e quanto non debba vergognarsi di nulla. Da decenni qualcuno gioca con questo territorio, e il futuro dell’Europa dipende proprio dagli eventi che si svolgono nei Balcani».

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