Crimini di guerra in Kosovo


Non riesco a credere che gli ex membri dell’esercito di Liberazione del Kosovo verranno accusati di traffico di organi. Questo significherebbe il fallimento di quella “verità sul Kosovo”, che negli ultimi venti anni è stata promossa dai media e dai politici ha detto a “Sputnik” Maria Lina Veca, giornalista e scrittrice italiana.

Lina Veca, giornalista e scrittrice italiana, ha dedicato quattro libri al destino dei serbi del kosovo dopo i bombardamenti Nato del 1999 e delle successive persecuzioni da parte degli estremisti albanesi. E’ stata una delle prime a scrivere del traffico di organi in Kosovo. Il suo libro „Cuore di lupo“ ambientato a Belgrado diversi anni fa, è una interpretazione romanzata del mistero mai risolto di centinaia di civili serbi e non albanesi, molti dei quali probabilmente hanno perso la vita sotto i ferri del „mercato nero dei trapianti“ nel nord dell’Albania. I loro organi potrebbero essere stati trapiantati a ricchi clienti in Europa, con la possibilità che questo sia stato „patrocinato“ dagli ex leader dell’ „Esercito di liberazione del Kosovo“, tra i quali il più famoso politico kosovaro Hashim Thaçi, attualmente presidente della Repubblica autoproclamata.

Ricordiamo, questa storia è stato trattata nel libro dell’ex capo procuratore dell’ICTY, Carla del Ponte, „La caccia. Io e i criminali di guerra“, e poi sviluppato nel rapporto del relatore svizzero PACE Dick Marty. Maria Lina Veca ha romanzato gli eventi in tragiche storie di quattro famiglie provenienti dal Kosovo e  Metohija e contemporaneamente di un giovane uomo in un costoso ospedale svizzero in attesa di trapianto di cuore.

Cosa l’ha spinta a trattare questo tema?

Sono stata tante volte in Kosovo per incontrarmi con le famiglie delle persone scomparse. Questa gente voleva fortemente che qualcuno parlasse di cosa fosse accaduto ai loro famigliari, affinché non fosse dimenticato quello che è accaduto. Più di 2000 serbi sparirono sotto gli occhi della cosiddetta comunità internazionale senza che questa alzasse un dito. Dunque volevo raccontare al mondo quello che ho sentito dai famigliari delle persone rapite, torturate, uccise e i cui corpi sono stati smembrati dall'“Esercito di liberazione del Kosovo“.

Come è possibile che si sia scoperto solo adesso, nonostante a quel tempo in Kosovo c’era un esercito di giornalisti, l’argomento non era particolarmente interessante?

Non credo che io fossi l’unica a interessarmi a questo tema, ma in ogni caso erano in molti quelli in disaccordo con la verità ufficiale su chi fosse la vittima e chi il carneficie: il popolo serbo in Kosovo è stata la vittima, è un dato di fatto. Per quanto riguarda l’esercito di giornalisti, aveva altre priorità non ne erano interessati.

Lei ha mandato il suo libro a Martti Ahtisaari (all’epoca Segretario Generale ONU in Kosovo). Ha ricevuto una risposta?

Ho inviato il mio libro a molti politici e funzionari. Ahtisari era il rappresentante della cosiddetta comunità internazionale in Kosovo. Non ho ricevuto nessuna risposta da lui. Dall’altra parte è chiaro che  queste strutture internazionali non fanno nulla quando si tratta delle vittime.

Il mondo cambia: lei crede che qualche governo europeo dovrebbe riconsiderare la decisione e revocare il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo?

Possibilmente tutti, bisogna guardare cosa accadrà all’Europa dopo la „Brexit“, cosa accadrà con le influenze russe in Europa e la politica estera USA. Devo dire che l’Italia ha fatto una pessima scelta politica riconoscendo il Kosovo, ed è ancor più vergognoso che lo abbia fatto il governo di sinistra.

Il rapporto di Dick Marty sul ruolo degli ex leader dell’ Esercito di liberazione del Kosovo non ha avuto seguito: non è stato avviato nessun processo. Perché?

Ho inviato il mio libro a Dick Marty. Credo che lui abbia fatto bene il suo lavoro, ma quando il suo mandato è finito nessuno era interessato ad avviare il processo. I membri dell’Esercito di liberazione del Kosovo sulla scena internazionale erano diventati rispettabili politici in giacca e cravatta, e nessuno voleva distruggere questa illusione con dei tentativi per scoprire la verità.

Dei crimini dell’Esercito di liberazione del Kosovo si occuperà un nuovo tribunale speciale. Pensa chequalcuno degli alti politici kosovari finirà sul banco degli imputati?

Non penso che ci saranno dei processi per i crimini commessi contro la popolazione serba, questo non tocca né i politici, né quelli di rango inferiore. I processi contro i criminali dell’Esercito di liberazione del Kosovo significherebbe il fallimento di quella verità sul Kosovo, che è stata promossa dai media e dai politici negli ultimi venti anni.

Come ritiene la situazione attuale in Kosovo?

La ritengo molto pesante, cupa, come un groviglio di bugie, di morte e di disperazione, e la disperazione è sentita da tutti, dai serbi, dagli albanesi e dagli altri popoli. E, peggio ancora, sono pochi quelli che vogliono parlare di questa situazione, tra cui la stessa Serbia. Ora per la gente è più importante la tecnologia, la moda, i viaggi, l’appartenenza alla cosiddetta Europa, e in qualche modo ha dimenticato che hanno perso parte importante del territorio. Si è dimenticata di coloro che hanno ucciso, di chi è stato rapito o semplicemente è scomparso.

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